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“23” - La storia dell'hacker Karl Koch di Schmid e Gutmann PDF Stampa E-mail
martedμ 10 giugno 2008

di Maurizio Mequio (pubblicato su Dazebao L'informazione online)

Karl Koch è stato prima di tutto un ragazzo che ha visto oltre. Sfondato il muro di gomma dell'ipocrita realtà. Germania, anni Ottanta, tra minacce di guerra nucleare ed altri giochi di potere, la storia di questo ragazzo è stata raccontata dagli autori come una corsa lenta per uno sguardo che fugge. Una corsa lenta come l'agonia, la sensibile, surreale, poetica e sfrenata filosofia di esistere di Karl. Uno sguardo veloce, quello di chi doma la corsa, utilizzando la propria irrazionalità. Lo sguardo veloce di chi rischia sempre di perdersi nel rielaborare ciò che ha percepito, intravisto, ma non accettato. Uno sguardo che fugge da quel che è imposto dall'alto vedere.

Quando all'inizio del giugno 1989 viene trovato il cadavere carbonizzato di Karl Koch, in un bosco tra Hannover e Wolfsburg, i suoi amici pubblicano un necrologio in cui viene detto: "Siamo arrabbiati e tristi per la morte del nostro amico. Siamo sicuri che Karl sarebbe ancora in vita se i servizi di sicurezza e i media non lo avessero spinto alla morte tramite la criminalizzazione e il sensazionalismo senza scrupoli". Questo libro è il tentativo di ricostruire la vicenda di Karl Koch. Racconta la storia dello sconvolgimento di un fragile minorenne alla disperata ricerca di riconoscimento e sicurezza. Diversamente dal film 23, la cui trama segue esigenze drammaturgiche, il libro resta molto aderente agli avvenimenti reali. Supportata da numerose interviste con i testimoni, è emersa la densa immagine di un'epoca che è diventata improvvisamente a noi prossima, sebbene sembrasse trascorsa da molto tempo. Karl è stato prima di tutto un ragazzo che ha visto oltre. Sfondato il muro di gomma dell'ipocrita realtà. Germania, anni Ottanta, tra minacce di guerra nucleare ed altri giochi di potere, la storia di questo ragazzo è stata raccontata dagli autori come una corsa lenta per uno sguardo che fugge. Una corsa lenta come l'agonia, la sensibile, surreale, poetica e sfrenata filosofia di esistere di Karl. Uno sguardo veloce, quello di chi doma la corsa, utilizzando la propria irrazionalità. Lo sguardo veloce di chi rischia sempre di perdersi nel rielaborare ciò che ha percepito, intravisto, ma non accettato. Uno sguardo che fugge da quel che è imposto dall'alto vedere. Fugge Karl, dagli schemi, dai guai, dal mondo che gli brucia addosso, e lo fa da casa sua. Lo fa con i suoi mezzi, con la sua testa, con i suoi pensieri. Con i libri, con le droghe e con un PC. “Non mi avrete mai”, e molto di più. Karl cerca di capire cosa c'è dietro al marcio, come qualcuno costruisce le false verità. FUCKUP si leggeva sul suo pc ed ora il silenzio. Una storia vera che fece scalpore, ma che non fu molto trattata dai media italiani. Il mistero che attanaglia tutta la sua vita lo ha fatto diventare un simbolo degli internauti “intelligenti”. Hacker, una parola bollente, che fa venire in mente i virus, l'illegalità, il male. Hacker è invece ognuno di noi. Il termine indica una persona che si impegna nell'affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte (www.wikipedia.it). Esiste un luogo comune, certo, usato soprattutto dai media, per cui questo termine viene associato ai criminali informatici (la cui definizione corretta è, però, "cracker"), e questo si va a formare proprio negli anni Ottanta. Diciannove anni fa, era il giugno del 1989, quando in un bosco tra Hannover e Wolfsburg è stato rinvenuto il corpo carbonizzato di Karl, uno dei primi “hacker” europei, conosciuto con il nick-name "Hagbard". La morte risaliva però al 23 maggio precedente. Assieme a Pengo e Markus Hess si era costruito una fama nell'ombra. Il CCC (Chaos Computer Club di Amburgo), il suo gruppo di hacker, fu ripreso da trasmissioni televisive e dal libro The cuckoo's egg di Clifford Stoll, oltre che dal classico passaparola tipico degli ambienti underground. Cavalcavano quello che c'era da cavalcare, coraggiosi, incoscienti e ribelli. Questo gruppo di amici è stato pioniere di un nuovo tipo di rivoluzione. Non rientrano del tutto negli stereotipi da salotto sugli smanettoni da pc: sono qualcosa di più dei tutto merendine, password e autistica genialità. Questo testo racconta l'uomo, le sue emozioni, i suoi pensieri, il suo fine, altruista, “altro” modo di ragionare. La sua irrazionale razionalità. il suo porsi le domande. E la sua capacità di dire no. Di dire: “ma chi se ne frega dei soldi, Ce li ho? Prendeteveli tutti. Non ce li ho? Li cerco o scappo.” Il ritmo è simile ad un trainspotting, ma più triste e forse ancora più carico di paesaggi urbani ed interiori. Shmid e Gutmann, registi anche del film “23” - uscito nel 1999 riscuotendo favori di pubblico e critica nelle sale tedesche -, nel testo tentano di proporre un'opera che rispetti di più i fatti, che drammatizzi meno rispetto al film. Eppure l'inserimento di diverse testimonianze di conoscenti del ragazzo rendono la storia ancora più affascinante e coinvolgente, anche a livello emotivo. La prima parte spiega la passione, la fissazione oppure la scoperta del giovane: la trilogia “Gli illuminati”. Mai tradotta in italiano, introvabile in gran parte d'Europa, ha venduto milioni di copie negli Stati Uniti. Questa racconta di una setta massonica che gestisce il mondo, solo l'anarchia ed il caos possono, secondo Karl, ancora opporsi. Il numero identificativo degli illuminati è il 23, una serie di dettagli, di strane coincidenze, tra le quali la piramide stampata sul dollaro, colorano il testo e moltiplicano gli orizzonti di lettura dell'opera e della vita di Karl. Tra le avventure e le lotte del giovane vi è la collaborazione-scontro-rapporto con il Kgb da una parte e le droghe dall'altra. Cocaina, marijuana, informazioni segrete, sopravvivenza, rivoluzione: una vita al limite che suscita ancora delle riflessioni importanti.

Edizione esaminata Hans-Christian Schmid, Michael Gutmann, La Storia dell'Hacker Karl Koch, Shake Edizioni, 2001